Tardo periodo Heian - LA VIA DELLA SETA - CULTURA, STORIA, ARTE E FILOSOFIA ORIENTALE

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Tardo periodo Heian

Giappone > Storia

di Alessandro Pepe


Il 967 è l'anno in cui inizia il periodo denominato sekkan seiji (摂関政治 governo dei reggenti).

Questo arco di tempo vede il predominio totale della famiglia Fujiwara sulla scena politica, eclissando quello della famiglia imperiale.

Figura emblematica di questo periodo fu Fujiwara no Michinaga (966 – 1027), padre di quattro donne diventate consorti imperiali e nonno di tre imperatori. Durante il suo "regno" il potere si spostò anche fisicamente dal palazzo imperiale alla residenza dei Fujiwara: numerosi incendi fecero si che l'imperatore stesso si trasferisse nella casa del nonno materno.

Il governo dei reggenti ricevette un primo colpo nel 1068, quando salì al trono Go Sanjō, primo Imperatore dopo un secolo a non essere figlio di una Fujiwara.

Il colpo finale all'egemonia Fujiwara venne portato nel 1086 ad opera dell'imperatore Shirakawa: egli decise di abdicare e di assumere la carica di imperatore in ritiro, dando il via alla pratica dell'insei (院政), o "governo del chiostro". In questo modo il reale centro di potere venne trasferito nuovamente, questa volta nel luogo di ritiro scelto dall'imperatore (solitamente un monastero), il quale tornò così in grado di decidere la successione al trono e di liberarsi da interferenze esterne.

Sempre dai monasteri iniziò la grande fase di popolarizzazione del buddhismo; intorno al X secolo fu introdotta la dottrina della Terra Pura (浄土 jōdo), diffusa principalmente dai monaci Kūya e Genshin.

La semplificazione dei rituali e soprattutto della "metodologia" per l'illuminazione resero accessibili anche alle fasce più basse della popolazione i principi fondamentali della dottrina buddhista e avviarono un processo di sintesi con la religione shintō, i cui effetti sono visibili ancora oggi. Non è raro, infatti, trovare all'interno di complessi templari buddhisti degli altari dedicati ai Kami, ne è un esempio il complesso del Ryōanji (竜安寺) di Kyōto.

A debita distanza dalle strategie di governo si muovevano i proprietari terrieri, specialmente quelli delle province più remote.

Negli anni a cavallo tra il X e il XI secolo assistiamo ad una fase di evoluzione del sistema degli shōen: l'introduzione del divieto ai dipendenti del governo centrale di accedere alle proprietà allo scopo di svolgere compiti amministrativi.

Il "proprietario" del terreno iniziò quindi a detenere sia i compiti di governo che i diritti amministrativi; vi fu quindi l'istituzione di una nuova carica, quella di ryōshu (領主).

Tra l'XI e il XIII secolo il numero di terre facenti parte del sistema shōen passò da circa il 40% ad oltre il 75% del totale dei terreni. Gli oltre 5000 shōen erano governati da poche centinaia di proprietari.

Questa disparità fra il numero dei terreni e i ryōshu che li amministravano rese necessaria la creazione di una nuova figura: gli shōkan (荘官), funzionari locali che dipendevano direttamente dal ryōshu e amministravano in sua vece lo shōen.

I benefici concessi ai ryōshu potevano però essere revocati, quindi questi si videro costretti a cercare l'appoggio di persone appartenenti alla Corte le quali fungevano da garanti dei diritti sul territorio in cambio di una quota dei prodotti dei terreni.

Per i casi di shōen appartenenti a famiglie aristocratiche solitamente le figure di ryōshu e garante coincidevano; così non era per i ryōshu residenti nello shōen.

L'espansione del sistema shōen implicò anche un miglioramento della viabilità interna (per consentire un miglior trasporto delle merci) e di una differenziazione sociale tra i lavoratori dipendenti e i proprietari terrieri, i quali assunsero sempre più le funzioni politiche, inaccessibili al governo.

Spesso i ryōshu locali rappresentavano la discendenza dei vecchi uji e disponevano quindi anche di una piccola forza militare.

Il governo stesso scelse di delegare alcuni poteri militari e di polizia agli amministratori provinciali.

Fra il IX e l'XI secolo le prerogative militari iniziarono ad essere esercitate in modo sempre più esclusivo da guerrieri professionisti. Questi guerrieri erano chiamati  bushi (武士 uomini d'arme) o saburai (侍 militari al servizio della nobiltà), solo in seguito venne coniato il termine samurai (侍).

L'ascesa della classe guerriera coincide con il declino dell'aristocrazia civile, con la mancanza di controllo da parte del governo sulle regioni periferiche e con il conseguente rafforzamento ed indipendenza del sistema shōen.

Le frequenti incursioni di bande armate nelle zone rurali spinsero molti contadini a cercare protezione presso le grandi tenute, ben difese dalle milizie locali.

Di fatto, la Corte rappresentò sempre la legittimazione del potere militare, conferendo ad esempio il titolo militare di seii tai shōgun (征夷大将軍 grande generale conquistatore dei barbari), che designava il protettore delle terre giapponesi dagli invasori barbari (夷) delle zone del nord-est.

I barbari erano popolazioni non assoggettate alla Corte di Heian, come gli Emishi, gli antenati degli Ainu.

Il vincolo di obbedienza verso il signore divenne imperativo nella condotta del guerriero, così come la ferrea disciplina fisica e morale, che divennero le colonne portanti della filosofia guerriera.

La gerarchia della classe guerriera vedeva al suo apice delle grandi famiglie, spesso di lontane origini nobiliari; in alcuni casi si trattava di rami collaterali della famiglia imperiale, a cui tempo addietro era stato conferito un cognome, con conseguente esclusione dalla linea di successione. Molte di queste famiglie si trasferirono nelle province, dove poterono ottenere alte cariche pubbliche o assumere la gestione degli shōen.

Il mantenimento dell'ordine pubblico divenne così sempre più una prerogativa della casta militare.

Nel 1155 si giunse ad una svolta: l'imperatore in ritiro Sutoku non riuscì nell'intento di porre suo figlio sul trono, cui era asceso l'imperatore Go Shirakawa, e l'anno seguente alcune grandi famiglie militari presero le armi schierandosi a sostegno dell'una o dell'altra fazione, dando inizio alla Hōgen no ran (保元の乱 rivolta dell'era Hōgen).

Protagonisti principali furono le due famiglie Taira (平) e Minamoto (源).

La famiglia Taira, guidata da Taira no Kiyomori (1118 – 1181), scese in battaglia dalla parte dell'imperatore Go Shirakawa e nel 1156 sbaragliò la compagine guidata dal clan Minamoto, sostenitrice dell'imperatore in ritiro Sutoku.

Grazie a questa vittoria Kiyomori poté richiedere ed ottenere onorificenze ed importanti cariche politiche, come quella di gran ministro, dominando de facto la scena politica nella capitale dalla sua residenza ad Heiankyō, Rokuhara, da cui l'omonimo periodo.

Il dominio di Kiyomori durò per circa venti anni, durante i quali si dimostrò un despota violento, anche verso le istituzioni religiose (per suo ordine fu distrutto e saccheggiato il Tōdaiji di Nara), suscitando reazioni anche presso i suoi alleati a Corte.

Così, dopo ventiquattro anni dalla sconfitta, il clan Minamoto, sotto la guida del capoclan Yoritomo (1147 – 1199), diede inizio alla guerra Genpei (chiamata così dall'unione dei caratteri 源 e 平).

La guerra Genpei sconvolse il Paese tra il 1180 e il 1185, concludendosi nella battaglia navale di Dannoura, battaglia in cui persero la vita molti membri della Corte e anche l'imperatore bambino Antoku, nipote di Kiyomori.

Terminò così anche il dominio politico dell'aristocrazia civile, che cedette il passo all'avanzata dei buke (武家famiglie guerriere) e all'istituzione del primo governo militare: lo Shogunato di Kamakura.

Bibliografia:

  • Caroli R., Gatti F, Storia del Giappone, Laterza, 2006

  • Edwin O. Reischauer, Storia del Giappone dalle origini ai giorni nostri, RCS Libri, 1998

  • Samson George Bailey, A History of Japan to 1334, Stanford University Press, 1958

  • Morris Ivan, The World of the Shining Prince: Court Life in Ancient Japan, Penguin Books Ltd, New Edition 1997


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